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IL CODICE ETICO, I REGOLAMENTI, LE LEGGI SCRITTE E NON SCRITTE.
MA SIAMO SICURI CHE I RADIOAMATORI LI SEGUONO SEMPRE?
Se fate la prova e cercate in internet, con un qualsiasi motore di ricerca, la frase "codice etico dei radioamatori", troverete una miriade di siti Web, molto spesso gestiti direttamente da radioamatori, che vi proporranno i sei articoli di cui si compone il suddetto codice. Vi risparmio la ricerca e ve lo pubblico tale e quale:
CODICE ETICO DEI RADIOAMATORI
Ideato e scritto da W9EEA Paul M. Segal nel 1928, è universalmente riconosciuto come il codice etico e morale dei Radioamatori.
IL RADIOAMATORE E’ UN GENTILUOMO
Non trasmette per il proprio piacere quando sa di nuocere al piacere altrui.
IL RADIOAMATORE E’ LEALE
Offre lealtà, incoraggia e supporta gli altri radioamatori, la propria sezione e associazione attraverso la quale è rappresentato in Italia e nel mondo.
IL RADIOAMATORE E’ PROGRESSISTA
Segue il progresso della tecnica, apporta continuamente migliorie ai propri impianti e opera con correttezza e nel rispetto.
IL RADIOAMATORE E’ AMICHEVOLE
Trasmette se richiesto lentamente e pazientemente, da consigli e notizie ai principianti, offre cortese assistenza e collaborazione verso gli interessi di altri radioamatori. Questi sono i requisiti per lo spirito radioamatoriale (il famoso HAM-SPIRIT).
IL RADIOAMATORE E’ EQUILIBRATO
La radio è la sua passione, ma non tralascia per essa nessuno dei suoi doveri verso la famiglia, il lavoro, la scuola e la comunità.
IL RADIOAMATORE E’ PATRIOTTICO
La sua stazione e conoscenze tecniche sono sempre al servizio del suo paese e del mondo.
Poi esiste tutta una serie di regolamenti, di leggi scritte e soprattutto non scritte, che governano il nostro mondo. Anzi possiamo dire che forse il nostro mondo è quello che ha più leggi e regolamenti di tutti gli altri, talvolta leggi giuste e regolamenti appropriati ma spesso ci troviamo di fronte a dei veri e propri obbrobri giuridici.
Ma non è di questo che volevo parlare (magari sarà un argomento da sviscerare in qualche altra occasione) ma volevo scrivere riguardo a quello che amo definire "la legge non scritta" cioè quella piccola ma significativa serie di norme comportamentali che, in altri tempi e in altre situazioni, va sotto il nome di HAM SPIRIT.
Dobbiamo renderci conto che nei giorni nostri difficilmente riusciamo a individuare l’HAM SPIRIT nel mondo dei radioamatori, e in quello italiano in maniera particolare, perché è diffusa ormai l'abitudine a badare più al proprio orticello, bene importante ma pur sempre individualistico, rispetto a quello che è il campo corporativistico e multietnico del nostro hobby.
Vi racconto un fatto recentemente e realmente accaduto fra due radioamatori (i cui nominativi non rendo pubblici non avendo a loro richiesto il consenso a pubblicarli) che chiamerò simbolicamente Pino e Gino. Specifico che il radioamatore Pino è un ottimo radioamatore che conosco personalmente e Gino è altrettanto un ottimo radioamatore che però personalmente non conosco. In entrambi i casi parliamo di due OM molto attivi nelle bande HF sia in una telegrafia, sia in fonia. E veniamo ai fatti.
Il radioamatore Pino chiede, attraverso l'inoltro di regolare domanda in carta da bollo al ministero competente, che gli sia attribuito per un certo periodo dell'anno un nominativo speciale che per comodità chiamerò IRxYYY (dove x sta per il numero della regione competente). Pino, oltre al pagamento della marca da bollo e della raccomandata relativa, paga alla sua associazione la quota di € 25 per l'uso del servizio bureau e si fa stampare le relative QSL. Non so esattamente quanto le abbia pagate, ma posso dire, per esperienza diretta, che lo stampaggio di 1000 cartoline mediamente si aggira intorno ai € 60, € 10 più € 10 meno.
Quindi come vedete l'amico Pino, per un’attività limitata nel tempo (a dimostrazione del fatto che il call assegnato è appunto un nominativo speciale), ha avuto una certa spesa approssimativamente di € 150. Il ministero competente gli invia la conferma del nominativo richiesto e Pino inizia la sua attività, svolta all'interno degli estremi del periodo richiesto. Inoltre pubblica sul sito www.qrz.com (uno dei siti più utilizzati dagli OM di tutto il mondo) la relativa pagina del nominativo speciale nel quale specifica che le cartoline inviate per ottenere la conferma del collegamento devono essere mandate via Pino.
Come leggete tutto è chiaro, limpido e perfettamente in linea con le disposizioni legislative.
Finito il periodo di attività speciale, succede un fatto alquanto spiacevole.
Il radioamatore Gino richiede al ministero competente l'attribuzione di nominativo speciale uguale a quello richiesto da Pino. La domanda è spontanea: Gino, nel periodo di attività di Pino, ha mai sentito lo stesso Pino utilizzare quel nominativo?
Un'altra domanda è spontanea: Gino, prima di richiedere lo stesso nominativo, ha controllato se lo stesso era già stato attribuito semplicemente consultando il sito Web www.qrz.com o altri siti similari?
Alla prima domanda io credo che la risposta sia positiva. Infatti Gino è molto attivo in radio ed è un grande utilizzatore del cluster per cui mi riesce difficile pensare che Gino non abbia mai sentito Pino utilizzare quel call speciale. Alla seconda domanda la risposta è no, perché se avesse consultato uno di quei siti avrebbe potuto vedere che quel nominativo, pur essendo speciale e quindi limitato nel tempo, era già stato assegnato e che quindi richiedendolo per un periodo diverso da quello usato da Pino avrebbe comunque in primo luogo causato la reazione stizzita dello stesso Pino e in secondo luogo una micidiale confusione non relegato ai nostri confini ma di ordine mondiale.
E non voglio minimamente pensare che Gino, pur vedendo che era stato attribuito a Pino, se ne sia fregato ed abbia comunque richiesto quel nominativo! Non mi passa neanche per il cervello …. mah!
Ma la colpa non sta tutta in Gino, che pur poteva astenersi da richiedere lo stesso nominativo, ma la colpa è anche e, da un certo punto di vista, soprattutto del ministero competente, o meglio dell'ufficio che si occupa dell'assegnazione dei nominativi speciali. Infatti in ben altre occasioni personalmente ho potuto constatare come l'impiegata dell'ufficio romano era ben attenta all'attribuzione dei nominativi (come sapete tutti ne gestisco circa sette e posso testimoniare che per alcuni nominativi ho avuto difficoltà nella loro assegnazione), ma evidentemente quando è arrivata la richiesta di Gino delle due o l'impiegata era distratta oppure era in ferie e chi l'ha sostituita ha compiuto un errore madornale. Infatti ha assegnato lo stesso indicativo al Gino il quale ora giustamente lo utilizza essendo stato autorizzato a farlo.
Naturalmente Pino, che conosco bene e che ha un caratterino un po' pepato, di questa cosa se n'è risentito e ha immediatamente contattato Gino per chiedergli di astenersi dall'utilizzare quel nominativo speciale in quanto avrebbe creato confusione, difficoltà ed incasinamenti vari. Ma anche il carattere di Gino non scherza e, vistosi in difficoltà, ha eretto un muro di incomunicabilità, una situazione che è ben nota al nostro mondo. Infatti noi siamo noti e conosciuti (e in questo plurale maiestatis mi ci metto al primo posto) per essere dei grandi comunicatori quando siamo in radio ma quando non la utilizziamo diventiamo immediatamente pessimi comunicatori arroccandoci molto spesso su posizioni perdenti.
Nel caso specifico si poteva tranquillamente addivenire ad una pacifica transazione se Pino e Gino avessero fra di loro parlato e comunicato ascoltandosi, magari davanti a una bella pizza, e sarebbero di certo arrivati ad una soluzione condivisa. Mi viene in mente ad esempio la possibilità di scrivere al ministero dicendo che il nominativo IRxYYY era stato già assegnato alla radioamatore Pino richiedendone uno nuovo per Gino(ad esempio IIxYYY oppure IPxYYY). Non vi sembra, cari lettori, che questo potesse essere la soluzione più ideale e pacifica per risolvere la vessata quaestio? Oppure formando quella che va sotto il nome di Associazione Temporanea di Impresa (in questo caso radioamatoriale) utilizzando lo stesso indicativo insieme formando una coppia? Eppure Pino e Gino stanno tuttora battagliando su chi deve utilizzare il primo nominativo. Mi pare una cosa assolutamente incresciosa o, se vogliamo, degna del teatro dell'assurdo.
Ora io non voglio assolutamente giudicare l'atteggiamento dei due OM (lo lascio ai lettori questo difficile compito) per due motivi:
- non ho nessuna autorità per farlo
- anche se l'avessi, non lo farei.
Ma voglio proporvi una riflessione. In tanti paesi al mondo, parlo ovviamente del mondo civilizzato, la gestione dei nominativi speciali, detti anche vanity call, sono direttamente gestiti dalle associazioni di radioamatoriali. Tanto per citare l'esempio più evidente, ricordo gli Stati Uniti d'America. Peraltro in Internet ci sono tre o quattro siti americani che riportano i nominativi speciali liberi che possono essere occupati ed il tutto avviene direttamente on-line.
Per spiegare meglio la situazione di racconto quello che ho fatto io.
Ho fatto gli esami per la licenza radioamatoriale americana. Dopo il superamento del primo esame ho ottenuto un nominativo (KJ4YQC) direttamente assegnato dalla FCC, un ente federale statunitense che ha le stesse funzioni del nostro ministero delle comunicazioni. Ho poi superato gli altri esami e finalmente ho ottenuto la licenza finale chiamata EXTRA CLASS. Visto che avevo finito il mio percorso di studi mi sono deciso a richiedere il vanity call e, nel giro di due settimane, mi è giunto il nuovo nominativo K3DBA! È vero che parliamo di un nominativo non speciale, ma era solo un modo per spiegare come eventualmente si può gestire in Italia, praticamente a costo zero, l'assegnazione dei nominativi speciali o dei nominativi personalizzati come succede negli USA.
Semmai il problema è proprio questo: quando mai si è visto che in Italia una idea che comporta costo zero abbia avuto successo? Ma qui sforeremmo in un discorso politico e noi radioamatori di politica non ne parliamo (altro inspiegabile bigottismo …).
Allora altra soluzione sarebbe mettere intorno a un tavolo tutte le associazioni radioamatoriali italiane per definire un protocollo d'intesa per l'assegnazione di questi nominativi. Ma dico subito una cosa: semplicemente UTOPIA! Non siamo riusciti a mettere intorno a un tavolo tutte le associazioni per problemi ben più importanti e ben più urgenti di questo, figuriamoci se ci riusciamo per una questione di "secondaria importanza" come è quella della gestione dei nominativi speciali!
Allora da questo circolo vizioso non se ne esce? Io dico di sì solo se noi radioamatori incominciamo a rispettarci vicendevolmente. E leggete bene fra le righe quello che io sto scrivendo in questo momento perché non ho citato associazioni con i loro nomi e cognomi in quanto, a mio modestissimo parere, esistono solo i radioamatori, indipendentemente dall'associazione o dalle associazioni di cui fanno parte. Ed è anche ora di porre fine alla distinzione di radioamatori di classe A e di classe B perché, se qualcuno ancora non l'ha capito, questo è come fare la distinzione fra bianchi e neri, fra ebrei e palestinesi, fra ricchi e poveri: infatti anche questo modo di pensare è razzismo.
A Pino e Gino dico: “cum granu salis” ponete fine alla vostra personale battaglia e fate come solo i veri grandi radioamatori sanno fare e cioè trovare una onorevole soluzione, pacifica, che possa essere da entrambi vissuta non come un cedere ma come un addivenire ad una pacificazione. E Dio solo sa quanto bisogno c'è nel nostro mondo di pace e serenità.
73 più cordiali
IZ3DBA – K3DBA Giacomo “Jack” Bianchi |